Lo Spinacio Selvatico di Enrico
Caratteristiche
Portamento: Pianta erbacea perenne alta 20-70 cm. Fusti: Eretti o ascendenti, striati e fogliosi. Foglie: Triangolari e astate alla base, con due angoli rivolti verso il basso; la pagina superiore è verde scuro mentre quella inferiore appare chiara e farinosa, con margini interi o leggermente ondulati. Fiori: Piccoli e bruno-verdastri riuniti in glomeruli in una infiorescenza a spiga terminale. Frutti: Acheni contenenti semi neri e lucenti. Fioritura: Maggio-agosto.
Distribuzione e habitat
Tipo Corologico: Circumboreale. Distribuzione in Italia: Comune su tutto il territorio nazionale. Habitat: Specie nitrofila, vegeta in luoghi ruderali, presso stalle, recinti di sosta del bestiame e malghe, tra 500 e 2100 m s.l.m.
Etimologia
Nome Generico (Blitum): Termine citato da Plinio, probabilmente riferito a una tipologia di spinacio selvatico. Nome Specifico (bonus-henricus): Interpretazione discussa; potrebbe onorare Enrico IV di Francia, protettore dei botanici, oppure derivare da leggende popolari come quella del "Povero Enrico", guarito dalla lebbra grazie a questa pianta.
Proprietà e utilizzi
Il farinello buon-enrico è noto come "spinacio selvatico". In cucina, le foglie giovani si consumano crude, mentre quelle mature sono ideali lessate per ripieni e minestroni; i getti fiorali vengono invece cucinati come asparagi. Per la salute, l'alto contenuto di ferro e vitamine ne fa un ottimo rimineralizzante e antianemico. Per uso esterno, le foglie hanno proprietà emollienti utili per maturare ascessi o trattare scottature se cotte in olio. A causa del contenuto di acido ossalico, il consumo è sconsigliato a chi soffre di calcoli, artrite o reumatismi.