Il Calice Alpino del Re Genzio

Immagine non ancora disponibile
Nome scientifico:
Gentiana dinarica (Beck) Beck
Nome comune:
Genziana appenninica
Famiglia:
Gentianaceae
Forma biologica:
Emicriptofita rosulata

Caratteristiche

Portamento: Piccola pianta erbacea perenne che non supera gli 8 cm di altezza. Foglie: Organizzate in una densa rosetta basale, le foglie inferiori sono ellittiche o ovato-ellittiche, dotate di tre nervature longitudinali evidenti e di un caratteristico margine ialino (membranoso e trasparente). Le poche foglie cauline presenti lungo lo scapo sono di forma ovato-acuminata. Fiori: Un unico, grande fiore apicale. Il calice presenta un tubo angoloso-subalato (12–19 mm) terminante con denti lanceolati e appuntiti. La corolla è sproporzionata rispetto alla taglia della pianta, con un tubo lungo fino a 40 mm; il colore è un blu-violaceo intenso con macule interne più scure. I lobi della corolla sono ottusi, sfrangiati e tipicamente ripiegati verso l'esterno. Frutti: Una capsula allungata che, a maturità, libera numerosi semi minuti. Fioritura: Maggio-agosto.

Distribuzione e habitat

Tipo Corologico: Sud-est-europea. Distribuzione in Italia: Importante relitto geografico presente esclusivamente nell’Appennino Centrale, con popolazioni localizzate in Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise. Habitat: Specie pioniera di alta quota, vegeta in pascoli aridi, praterie d'altitudine e su rupi calcaree esposte, tra i 1600 e i 2300 m s.l.m.

Etimologia

Nome Generico (Gentiana): Omaggio a Genzio, ultimo re degli Illiri, al quale Plinio il Vecchio attribuisce la scoperta delle proprietà medicinali e amaricanti delle radici di queste piante. Nome Specifico (dinarica): Fa riferimento alle Alpi Dinariche, catena montuosa dei Balcani occidentali che rappresenta l'areale principale della specie.

Proprietà e utilizzi

La genziana appenninica è considerata una specie officinale poiché le sue radici, similmente a quelle della più nota Gentiana lutea, contengono principi amari (glicosidi secoiridoidi) dalle spiccate proprietà toniche e digestive. Nella tradizione montana, le radici venivano impiegate in decotti o macerate nel vino e nell'alcol per la preparazione di liquori amari e come rimedio febbrifugo.

Curiosità

Si tratta di una specie protetta a livello nazionale e inserita nella Lista Rossa della Flora Italiana. La sua estrema rarità, unita alla crescita molto lenta e alla raccolta indiscriminata avvenuta in passato, ne vieta tassativamente l'estirpazione.