La Stella Gialla delle Rocce
Caratteristiche
Portamento: Pianta erbacea perenne dalla struttura robusta, alta tra i 20 e i 70 cm. Fusti: Eretti, solcati da striature longitudinali e solitamente ramificati solo nella porzione superiore, dove sostengono i vistosi capolini. Foglie: Le foglie basali formano un cespo denso; sono spesse, di colore verde scuro, picciolate, con lamina lanceolato-spatolata e margine dentellato. Le foglie cauline sono sessili, più strette e diventano progressivamente più rare risalendo lo scapo. La pagina inferiore è caratterizzata da una leggera tomentosità biancastra e da una nervatura centrale molto pronunciata. Fiori: Riuniti in un'infiorescenza composta da 1-3 grandi capolini emisferici del diametro di 3,5–6 cm. I fiori esterni (ligulati) sono 12-20, di un giallo-arancio molto intenso, mentre i fiori centrali (tubulosi) formano un disco giallo. L'involucro del capolino è composto da squame lineari rinforzate da squamette esterne tomentose con apice tipicamente nerastro. Frutti: Un achene glabro e striato lungo 5–6 mm. È sormontato da un pappo bianco (un ciuffo di peli) lungo 7–10 mm che ne favorisce la dispersione tramite il vento. Fioritura: Giugno-agosto.
Distribuzione e habitat
Tipo Corologico: Orofita sud-europea. Distribuzione in Italia: È presente lungo l'intero arco alpino e lungo la catena appenninica, fino alla Basilicata. Habitat: Vegeta nei pascoli alpini, prati aridi, macereti e luoghi sassosi e soleggiati, tra i 1300 e i 2500 m s.l.m.
Etimologia
Nome Generico (Senecio): Dal latino senex (vecchio). Il nome fa riferimento al pappo bianco dei semi che ricorda la barba o la chioma di un anziano, oppure al ricettacolo che, una volta persi i frutti, appare nudo e liscio come una testa calva. Nome Specifico (doronicum): Etimologia dibattuta. Potrebbe derivare dall'arabo darawnay (nome di una pianta simile) o dal greco dóron (dono) e níke (vittoria), indicando forse un valore simbolico o medicinale.
Curiosità
Come molti altri membri del genere Senecio, può contenere alcaloidi pirrolizidinici, sostanze tossiche per il bestiame se ingerite in grandi quantità, motivo per cui viene spesso evitato dagli animali al pascolo, favorendone la persistenza nei prati montani.