Il Gigante Scuro del Mediterraneo Montano
Caratteristiche
Portamento: Grande albero che raggiunge altezze medie di 15–25 metri. La chioma, inizialmente piramidale e regolare, diviene con l'età espansa e irregolare. Corteccia: Bruno-grigiastra e scagliosa in gioventù; negli esemplari maturi si divide in ampie placche solcate da fessure scure. Rami: Disposti in verticilli evidenti negli esemplari giovani, con un portamento orizzontale e la parte terminale rivolta verso l'alto. Le gemme sono ovoidali o cilindrico-ovoidi, appuntite e ricche di resina. Un tratto distintivo fondamentale permette di separare le sottospecie: il Pino laricio presenta rami sottili e chioma leggera, mentre il Pino austriaco ha rami grossi, nodosi e chioma densa. Foglie: Aghiformi e lunghe (8–16 cm) e dotate di una guaina persistente alla base. Esiste una chiara differenza strutturale basata sulla rigidità: la sottospecie laricio ha aghi flessibili, poco pungenti e di colore più chiaro (grazie a un ipoderma meccanico sottile); la sottospecie nigra possiede aghi più rigidi, scuri e pungenti a causa di uno strato di ipoderma molto più spesso (2–5 strati). Organi riproduttivi: Coni maschili gialli a forma di piccoli cilindri, raggruppati alla base dei nuovi getti per liberare nuvole di polline in primavera; coni femminili situati all'apice dei rami in gruppi di 2–5, dal caratteristico colore rosso carminio. Gli strobili (pigne) sono lunghi 5–8 cm, maturano nell'autunno del secondo anno e cadono la primavera successiva. Un carattere distintivo univoco è il colore nero della parte interna (nascosta) delle squame. I semi sono cuneiformi e dotati di una lunga ala per la dispersione anemocora. Fioritura: Aprile-luglio.
Distribuzione e habitat
Tipo Corologico: Mediterranea montana. Distribuzione in Italia: Presente in nuclei sparsi sulle Alpi orientali e Appennino centro-meridioanle. Ampiamente utilizzato per rimboschimenti in tutta l'Appennino. Habitat: È una specie eliofila (amante del sole) ed estremamente frugale, capace di adattarsi a suoli sabbiosi, argillosi o calcarei. Si rinviene solitamente tra i 900 e i 2000 m s.l.m.
Etimologia
Nome Generico (Pinus): Di origine antica e discussa, potrebbe derivare dal sanscrito pitu (resina) o dal latino pix (pece), in riferimento alla ricca produzione di resina. Un'altra tesi suggerisce la radice indoeuropea pic (pungere), riferita agli aghi. Nome Specifico (nigra): Deriva dall'aggettivo latino niger che significa "nero", riferendosi all'aspetto complessivo della chioma, che appare di un verde molto scuro e denso, quasi cupo, se osservato da lontano.
Proprietà e utilizzi
Il pino nero è una delle conifere più rilevanti per l'economia forestale europea. Il legname della sottospecie laricio è molto pregiato per carpenteria fine ed ebanisteria grazie alla rettilineità dei fusti; al contrario, il legno della sottospecie nigra è più grossolano e destinato a imballaggi o costruzioni di bassa qualità. Storicamente, questa specie è stata la protagonista dei grandi rimboschimenti del XX secolo per il consolidamento di pendici aride e degradate. Grazie alla sua velocità di accrescimento e alla capacità di migliorare la qualità del suolo, viene impiegata per controllare le frane e fissare le dune sabbiose. In contesti urbani è molto apprezzato come pianta ornamentale in parchi e viali, poiché tollera egregiamente l'inquinamento atmosferico e industriale. Viene inoltre utilizzato per la produzione di alberi di Natale, paleria e come ottima legna da ardere.
Curiosità
In Italia vivono due sottospecie di pino nero: Il Pino laricio (Pinus nigra subsp. laricio) è tipico di Calabria (Sila, Aspromonte) e Sicilia (Etna), che si riconosce per il tronco eccezionalmente dritto, e il Pino nero d'Austria (P. nigra subsp. nigra) diffuso nel Nord e Centro Italia, Molise e Campania. Si segnala inoltre la varietà italica (Pino di Villetta Barrea) esclusiva dell'Abruzzo.