L'Argentea Guardiana delle Forre Ombrose

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Nome scientifico:
Sedum magellense Ten. subsp. magellense
Nome comune:
Borracina della Majella
Famiglia:
Crassulaceae
Forma biologica:
Camefita succulenta

Caratteristiche

Portamento: Pianta perenne di piccole dimensioni (6–15 cm), interamente glabra. Fusti: Striscianti e radicanti ai nodi, che consentono alla pianta di ancorarsi stabilmente alle fessure rocciose; i fusti fioriferi sono ascendenti e portano l'infiorescenza verso l'alto. Foglie: Sono disposte in modo sparso e alterno lungo i fusti. Hanno una forma lineare-spatolata (lunghe 6–10 mm), cilindrica ma leggermente appiattita nella parte superiore e distintamente ristretta verso la base. Come in tutte le Crassulaceae, la consistenza è carnosa per permettere lo stoccaggio di riserve idriche. Fiori: Riuniti in un’infiorescenza a racemo lineare foglioso e paucifloro (caratterizzato da pochi fiori). I fiori sono pentameri, portati da peduncoli lunghi 5–15 mm. La corolla è composta da petali biancastri, lunghi circa 5 mm, che conferiscono alla pianta un aspetto delicato. Frutti: Follicoli eretti che proteggono i piccoli semi fino alla completa maturazione. Fioritura: Giugno-agosto.

Distribuzione e habitat

Tipo Corologico: Mediterranea. Distribuzione in Italia: È una specie rara e localizzata, presente esclusivamente nell'Appennino centro-meridionale (con stazioni significative in Abruzzo, Lazio, Molise e Basilicata). Habitat: Predilige le rupi ombrose e le forre umide. Si rinviene esclusivamente in ambiente montano e d'alta quota, tra i 1400 e i 2200 m s.l.m.

Etimologia

Nome Generico (Sedum): Dal latino sedare (calmare/lenire), per le proprietà rinfrescanti attribuite a diverse piante di questo genere, o da sedere per il portamento prostrato. Nome Specifico (magellense): Aggettivo che fa riferimento al massiccio della Majella, in Abruzzo, luogo dove la specie fu identificata e descritta per la prima volta dal botanico Michele Tenore.

Proprietà e utilizzi

A causa della frammentarietà delle sue popolazioni e della specificità del suo habitat, è considerata una specie di grande interesse fitogeografico. È stato ufficialmente inserito nella Lista Rossa della Flora d’Italia con lo status di specie a rischio o rara, richiedendo misure di protezione e monitoraggio per evitare la scomparsa delle popolazioni nelle stazioni appenniniche più vulnerabili.