La Spiga Purpurea del Sottobosco
Caratteristiche
Portamento: Pianta erbacea perenne stolonifera, alta tra i 30 e i 100 cm, priva di rosetta basale. Fusto: A sezione quadrata, eretto, vischioso e rivestito di peli molli rivolti verso il basso (riflessi). Foglie: Le foglie inferiori hanno un lungo picciolo (4–6 cm) e una lamina ovato-cuoriforme, appuntita e con il margine seghettato. Emanano un odore forte, talvolta sgradevole, se strofinate. Quelle superiori diventano progressivamente più piccole, sessili (prive di picciolo) e di forma lanceolata. Fiori: Riuniti in una spiga terminale composta da verticillastri (gruppi di fiori disposti ad anello attorno al fusto) distanziati tra loro. Ogni verticillastro contiene 3–6 fiori. La corolla è labiata, di colore porpora scuro con caratteristiche striature o macchie bianche sul labbro inferiore. I due labbri sono nettamente divergenti. Frutti: Un microbasario composto da 4 nucule (piccoli frutti secchi) di forma sub-triangolare, rugose e di colore marrone a maturità. Fioritura: Maggio-agosto.
Distribuzione e habitat
Tipo Corologico: Eurisiberiana. Distribuzione in Italia: Presente in tutte le regioni italiane, con l'eccezione della Sardegna. Habitat: Predilige ambienti freschi, ombrosi e ricchi di sostanza organica, in forre umide e lungo i margini di sentieri boschivi, dal piano fino ai 2000 m s.l.m.
Etimologia
Nome Generico (Stachys): Dal greco stakhys (spiga), per la disposizione dei fiori lungo l'asse fiorale. Nome Specifico (sylvatica): Dal latino sylva (selva/bosco), indicando chiaramente il suo habitat d'elezione.
Proprietà e utilizzi
La stregona dei boschi è una specie officinale utilizzata fin dall'antichità. Tradizionalmente impiegata per le sue virtù antispasmodiche, sedative e diuretiche. È nota anche come pianta emmenagoga (capace di stimolare il flusso mestruale). Dalla pianta si ottiene un estratto utilizzato per tingere i tessuti di un delicato colore giallo.
Curiosità
In molte regioni italiane è conosciuta come "erba betonica" o "erba della paura". Secondo la medicina popolare, veniva usata per curare il "mal di paura" (stati d'ansia o shock). Si facevano bollire le sommità fiorite e con l'acqua ottenuta si effettuavano abluzioni o spugnature. Si riteneva che gli oli essenziali, assorbiti o inalati, potessero placare l'eccesso di adrenalina e "lavare via" lo spavento accumulato.