La Sorella Oscura del Sambuco

Sambucus ebulus L.
Nome scientifico:
Sambucus ebulus L.
Nome comune:
Ebbio
Famiglia:
Adoxaceae
Forma biologica:
Geofita rizomatosa/Emicriptofita scaposa

Caratteristiche

Portamento: Pianta erbacea perenne dalla struttura robusta e cespugliosa, capace di raggiungere i 150 cm di altezza. Fusti: Eretti, rigidi, solcati longitudinalmente e scarsamente ramificati. Foglie: Opposte e imparipennate, composte da 5–9 segmenti di forma oblungo-lanceolata (lunghi 10–15 cm). I segmenti presentano un apice acuminato e un margine distintamente seghettato. La pagina superiore è di colore verde scuro e priva di peli, mentre quella inferiore è più chiara e pubescente. Alla base del picciolo sono presenti stipole simili a piccole foglie. Fiori: Riuniti in corimbi ampi (fino a 16 cm) rivolti verso l'alto, composti da oltre 200 piccoli fiori. La corolla è rotata, di colore bianco o leggermente rosata all'esterno; le antere sono di un caratteristico colore violaceo. Una differenza fondamentale rispetto al sambuco nero è che l'infiorescenza dell'Ebbio rimane eretta anche quando i frutti sono maturi. Frutti: Una piccola drupa globoso-piriforme di 4–6 mm, nera e lucida a maturità. Ogni bacca contiene 3–4 noccioli rugosi. Sebbene l'aspetto ricordi le bacche commestibili del sambuco comune, quelle dell'Ebbio sono tossiche. Fioritura: Aprile-luglio.

Distribuzione e habitat

Tipo Corologico: Eurimediterranea. Distribuzione in Italia: Presente su tutto il territorio nazionale, con l'eccezione della Valle d'Aosta. Habitat: Vegeta in luoghi incolti, bordi di campi, fossi, sentieri e pascoli degradati, dal livello del mare fino ai 1300 m s.l.m.

Etimologia

Nome Generico (Sambucus): Nome latino di origine incerta, utilizzato già in epoca classica per indicare le piante di questo genere. Nome Specifico (ebulus): Deriva dal termine latino ebulum, epiteto con cui autori antichi come Virgilio e Plinio identificavano specificamente questa varietà erbacea di sambuco.

Proprietà e utilizzi

L'ebbio è una specie officinale tossica. Contiene glucosidi cianogenetici e sostanze purganti drastiche che possono causare gravi irritazioni gastrointestinali, vomito e dolori addominali. Per questo motivo, gli usi nella medicina popolare (radice come diuretico, foglie come antireumatico o fiori per bronchiti) sono oggi fortemente sconsigliati e considerati pericolosi per il rischio di avvelenamento. Le bacche mature, nonostante la tossicità per l'uomo, sono utilizzate per la produzione di inchiostri, coloranti naturali per tessuti (viola-blu) e in preparazioni artigianali come repellenti per insetti o roditori, che mal sopportano l'odore intenso dei suoi estratti.